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Intervista TELLONLINE - Cosa non funziona con i giovani che spezzano vite


Di seguito l'estratto dall'intervista per il quotidiano online TELLONLINE.it:



[...] Sull’argomento, complesso, Tell ha interloquito con l’avvocato Cecilia Gargiulo, esperta in diritto minorile della famiglia e già coordinatrice della Commissione diritto dei minori Coa NA, coordinatrice commissione diritto di famiglia Uoam e direttore del dipartimento Diritto dei minori per Accademia Napoletana Forense. “Togliere il cellulare è una norma troppo astratta. La misura ha un senso se realisticamente osservata, giacchè i minori e a volte gli adulti di riferimento trovano il modo per aggirare l’ostacolo’’, afferma l’avvocato, aggiungendo come “sia legiferare una materia così delicata senza lasciare uno spazio di discrezionalità’’. In ogni caso, riconosce il legale, rispetto all’uso spesso fuori controllo dei social, per un avvocato “è complicato proprio perché molti reati si consumano con il cellulare, la situazione è drammatica’’.


Troppe sono le armi in mano ai minorenni e in tanti chiedono una decisa stretta in tal senso. “Le armi provengono dagli adulti. Fare il blitz al Parco Verde va bene, ma bisognerebbe fare dei controlli tutti i giorni e io, ad esempio, nella città di Napoli non ne vedo poi così tanti’’, dice l’avvocato Gargiulo. Altra riflessione sul possibile allontanamento del contesto familiare dei giovani che delinquono e sulle sanzioni per i genitori che non mandano i figli a scuola: “Sono concorde nel non fare differenza tra 14 e 16 anni che hanno determinati comportamenti o sono protagonista di certe azioni – l’idea dell’avvocato – ma vanno indagati i contesti familiari, senza fare i giustizieri della notte, perché la legge già c’è in materia. Le segnalazioni per i ragazzini che non vanno a scuola esistono già, ma forse pure qui c’è bisogno di un sistema più astringente’’.


Per la Gargiulo, la questione è quella della responsabilità genitoriale. “Si tratta di una norma per me assurda. Noi dovremmo assistere questi genitori e creare una differente cultura. Se pure i genitori mandassero i propri figli a scuola ma non viene sradicata la cultura della violenza, i figli torneranno a casa e tutto tornerà come prima’’. Ecco poi l’ulteriore precisazione. “Sull’idea di togliere i figli ai genitori, magari facenti parte di clan di camorra o Ndrangheta, già anni fa il Csm si è espresso, in caso di pentitismo togliere i figli viene vista come forma di tutela. I prelievi, però, possono fare sia bene che male. Se si è fortunati – la convinzione dell’avvocato Gargiulo – c’è una base su cui lavorare, non tutti i minori portano in sé violenza. In Calabria abbiamo difeso dei ragazzini perché rimanessero in famiglia perché solo uno dei genitori era implicato in certi ambienti. I ragazzi, invece, erano inseriti nel contesto di scuola, erano seguiti, e quindi ci opponemmo al prelievo. Fare un distinguo tra caso a caso. Prelevarli se ci sono i presupposti’’.

C’è anche un problema di tempestività nello smaltimento delle richieste di intervento. “Le richieste sono tante – prosegue l’avvocato Gargiulo -. Un assistente sociale dovrebbe occuparsi anche di giovani adolescenti che non vanno a scuola e non solo, giustamente, per chi viene abusata. Magari i ragazzini vengono pure mandati a scuola dai genitori, poi però li ritirano e il monitoraggio vero e proprio non arriva mai, cosa di cui dovrebbero occuparsi i servizi sociali, gli uffici scolastici e anche le Asl. Se le aziende sanitarie locali si occupano di vaccinazioni, perché non possono contribuire a individuare i ragazzini che non sono a scuola?’’.


L’avvocato Cecilia Gargiulo però è convinta come non esista “un’unica prescrizione, perché il mondo del diritto minorile non è fatto solo di devianza ma anche di solitudine, di abbandono sociale e degrado relazionale. Esistono anche altri tipo di violenza altrettanto gravi che provocano danni. Un bambino stalkerizzato o bullizzato rischia il suicidio. Bisogna recuperare un modello su cui fare rete. Un esempio: se vai in un Tribunale ci deve essere un giudice che sappia restituire un senso di giustizia che pensi che ti sia stato tolto. Per un servizio sociale deve esserci un assistente sociale che ti sappia ascoltare e comprendere, non una Mina Settembre (la protagonista della fiction Rai interpretata dall’attrice Serena Rossi, ndr.)’’.

Qui torna prepotentemente alla ribalta il tema dell’importanza dell’istituzione scolastica. Ancora l’avvocato Gargiulo: “La scuola deve essere veramente portatrice di valori sani e modelli di interesse e d’impegno, oltre la lezione frontale e il libro. Occorrono momenti di ascolto e produzione musicali, laboratori per la gestione delle emozioni. Le responsabilità negative le ha anzitutto la famiglia, che oramai non esiste più’’. Se “un nostro figlio prende 4 come voto, andiamo a scuola a prendercela con i docenti invece di prendercela con i nostri figli e di dire loro di studiare. Oggi il professore viene aggredito, mentre ci facciamo le foto su Instagram e abbandoniamo i nostri figli. Purtroppo restano modelli non positivi per i ragazzi che vengono definiti fragili Gomorra e Mare Fuori’’.



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Avv. Cecilia Gargiulo


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